SCEMI DI GUERRA

Posted By archiviostoricogalvanin on Mar 31, 2021 |


Psicopatologia dei combattenti della Grande Guerra

di Nicola dott. Galvanin

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Molti soldati nella prima Guerra Mondiale svilupparono gravi disturbi psichici, dalle psicosi alle nevrosi, ma furono sempre guardati dai medici con la “lente della simulazione”: la malattia mentale come metodo di fuga da condizioni di vita pazzesche, disumane. In realtà, molto spesso, la fuga fu solamente “interna”; molti di questi uomini svilupparono una sintomatologia, un’organizzazione psichica, una forma di funzionamento, la cui finalità era la sopravvivenza. L’epiteto che ricevettero dalla popolazione fu:”scemi di guerra”.

Non è possibile quantificare con esattezza quanti militari ebbero disturbi psichici causati dai combattimenti, perché i dati forniti dal personale medico risultano inattendibili: le diagnosi infatti erano più mediche, basate su cause organiche, che psichiatriche.  Furono gli stessi alti gradi dell’esercito ad incoraggiare questo approccio. Temevano infatti che le diagnosi psichiatriche dei soldati avrebbero influito negativamente sulla loro immagine  e portato alla distruzione dell’ideale della guerra patriottica. Come vedremo, i medici aderivano al paradigma psichiatrico del tempo, in cui si sosteneva la predisposizione biologica alla malattia mentale, senza tener conto della possibilità, da parte degli eventi bellici traumatici, di produrre effetti psicopatologici.

La Grande Guerra fu il primo conflitto di massa, moderno e industrializzato, della storia; la si può rappresentare con due simboli: il fante e la trincea, il luogo dove i soldati vivevano giorno e notte costantemente sotto il tiro dell’artiglieria nemica e di possibili attacchi, da subire o, peggio ancora, da effettuare. Per quattro anni milioni di uomini furono costretti a convivere sotto terra, esposti agli agenti atmosferici e al fuoco delle mitragliatrici e dei cannoni, in condizioni igieniche disastrose e ad uscirne solo durante gli scontri, avanzando alla conquista di territori o per indietreggiare.

Indipendentemente dall’esito, la fine delle battaglie era sempre segnata da morti, ferite, mutilazioni. I dati riguardanti le perdite umane, i feriti, i mutilati, i dispersi  della Prima Guerra Mondiale sono ingentissimi: su tutti i fronti, il conflitto, che mobilitò oltre cinquanta milioni di soldati e un numero ingente di lavoratori nelle fabbriche per la produzione bellica , costò la vita a non meno di nove milioni di soldati e a un numero simile di civili.

Se all’inizio la guerra era impregnata d’idealismo, si trasformò poi in un immotivato ed incomprensibile efficiente massacro. Nelle trincee si creò una comunità separata, per certi versi più globalizzata e consapevole, che avrebbe influenzato la storia culturale e politica successiva. Pensando alle condizioni di vita nelle trincee, i problemi principali erano: il freddo, l’immobilità, il fango, i pidocchi, il nemico e la mancanza d’igiene. Molte furono le malattie che colpirono i soldati, oltre alle ferite di guerra.

Malattie presenti in trincea

La scabbia, causata com’é noto da parassiti ma scatenata dalle scarse condizioni igieniche e dalla promiscuità; il colera, sempre a causa delle scarse misure igienico-sanitarie (nel Carso per esempio ci furono diverse epidemie di colera molto gravi). La dissenteria, causata anch’essa dalle condizioni del cibo ma soprattutto dell’acqua da bere. Il tifo petecchiale, causato dalla costante presenza dei pidocchi (la cui eliminazione uno per uno, prelevandoli dalle cuciture dei vestiti, costituiva uno dei passatempi preferiti nelle lunghe ore di attesa). Le malattie veneree, come la blenorragia, causate soprattutto dalla prostituzione.

Il “piede da trincea”, dovuto all’avere praticamente sempre i piedi nell’acqua e al freddo e all’immobilità. Il congelamento, generalmente delle estremità inferiori, contro il quale veniva distribuito del grasso “anticongelante” che era poco efficace. A causa dei topi poi, sempre presenti in trincea, si potevano contrarre la rabbia, la leptospirosi e i loro morsi potevano causare setticemia e cancrena gassosa delle ferite infette. 

Preziose immagini del dopoguerra sugli effetti del PTSD

Infine tutte le patologie psichiche dovute ai traumi da combattimento, molte delle quali oggi rientranti nel PTSD: Post Traumatic Stress Disorder o Disturbo Post Traumatico da Stress. Pensiamo ad essere umani, per lo più molto giovani, che erano costretti a vivere in condizioni di vita estreme. Sotto bombardamenti che spaccavano i timpani, con la terra che tremava ed eruttava fumo, vedendo pezzi di carne volare dappertutto e i loro compagni macellati. Uomini che venivano ritirati dal fronte, spesso ricoverati, disturbati mentalmente, cui bastava un rumore forte per vederli crollare a terra, in preda ai tremori, oppure taciturni o sordi ed erano impietosamente chiamati “scemi di guerra”.

Un disturbo ancora molto attutale soprattutto negli USA, ove i numeri secondo alcuni studi arrivano fino al 30% dei reduci.

A cura di Nicola Galvanin, Psicologo Psicoterapeuta.

Per approfondire l’ articolo sia storicamente che psicologicamente:

www.nellamente.it

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