Bardia


Cittadina Libica di confine, Bardia o Bardiyah (conosciuta in epoca romana come Petras Maior) ha una grande storia da raccontare: la battaglia di Bardia del 2 al 5 Gennaio 1941. Bardia si trova sopra ad un promontorio sul mare.

I primi scritti su Bardia Italiana, sono datati nel 1934 con l’approvazione del Regio decreto n 2012 e con il Italo Balbo come governatore generale. Essa risultava infatti nel commissariato provinciale di Derna, più precisamente nel circondario di Tobruch (Tobruk).

Prima dell’inizio della seconda guerra mondiale, proprio per il fatto di essere una cittadina di confine con l’Egitto(Colonia Inglese), erano state costruite delle fortificazioni.

All’inizio della guerra a Bardia è presente il 23 corpo d’ armata Italiano comandato dal Generale Annibale Bergonzoli, che teneva i propri uomini in piccole trincee e posizioni strategiche da una o due mitragliatrici, il tutto difeso da cinte di reticolati. Sarà poi chiaro che le fortificazioni di difesa erano poco preparate e per nulla profonde, mancavano molti ostacoli anticarro e trincee abbastanza profonde per bloccare l’avanzata dei cingolati.

Bardia nel 1940

Il 21 Giugno 1940, la cittadina fu bombardata dal 7˚ squadrone incrociatore della flotta di stanza in mediterraneo, costituito dalla corazzata Francese “Lorena” (varata nel 1912 ed era l’unica nave francese nel mediterraneo orientale), dall’ incrociatore HMS “Orion” e HMS “Neptune” e dall’incrociatore australiano HMAS “Sydney” insieme ad altri 4 cacciatorpediniere. Tuttavia gli storici sono d’accordo con la propaganda del regime italiano che disse che alla fine i danni furono lievi e contenuti.

Furono anche effettuatati diversi raid aerei britannici nel mese di Dicembre, circa 100 dal 31 Dicembre 1940 al 2 gennaio 1941. Quando gli inglesi capirono che le truppe italiane non si sarebbero arrese o spostate da Bardia, i bombardieri cambiarono gli obiettivi colpendo anche Tobruk, Derna e Benina.

Bardia nel 1941

Preparazione e schieramento


Italiani

Mussolini visto il disastro a Sidi Barrani e la ritirata dall’ Egitto, scrisse al Generale Bergonzoli:

“Vi ho dato un compito difficile ma perseguibile dal vostro coraggio e dalla vostra esperienza da vecchio e intrepido soldato, ovvero il compito di difendere la fortezza di Bardia fino all’ ultimo. Sono certo che la “barba elettrica” (soprannome del generale Bergonzoli) e i suoi impavidi soldati resisteranno ad ogni costo, leali fino all’ ultimo”

Bergonzoli prima della battaglia finale aveva sotto il suo comando circa 45000 uomini:

  • 1˚ divisione CC.NN. “23 Marzo”
  • 2˚ divisione CC.NN. “28 Ottobre” (Milizia volontaria per la sicurezza nazionale)
  • 63° divisione di fanteria “Cirene”
  • Elementi della 62ᵃ divisione di fanteria “Marmarica” e della 64ᵃ divisione di fanteria “Catanzaro”.

Poteva anche contare sui 6000 uomini della guardia di frontiera, 3 compagnie di bersaglieri, una parte del reggimento di cavalleria “Vittorio Emanuele” e una compagnia della 60ᵃ divisione di fanteria “Sabratha”.

Gli armamenti disponibili erano dei pezzi da 47mm con due o più mitragliatrici in postazione fortificate, 41 contra aeree Breda 20/65 mod. 1935, 85 cannoni anticarro da 47 mm e altri circa 200 cannoni di piccolo calibro a difesa alle trincee.

E’ importante sottolineare che i pezzi più grossi erano dei vecchi Skoda 150 mm VZ 1914 prodotti prima della prima guerra mondiale e presi alla fine del conflitto come bottino di guerra. Nella battaglia fu difficile rifornire questi pezzi antiquati e i circa 2/3 delle spolette (che armano la bomba) risultarono usurate: moltissimi colpi andarono così a vuoto.

Anche le mitragliatrici non rispettavano tutte i nuovi standard militari, infatti in battaglia vennero usate ad esempio la Fiat revelli 1914 sempre della prima guerra mondiale.

I cingolati che il Generale Bergonzoli aveva a disposizione, erano dei leggeri M13/40 (13) e 115 CV35 e nessun carro armato pesante.


Alleati

Nella preparazione alla battaglia gli Inglesi, che fotografarono a bassa quota grazie agli aerei Lysander le difese italiane, furono “fregati” dal mimetismo usato dagli Italiani. Riuscirono così a far pensare alle truppe Australiane e Inglesi della presenza di soltanto 20000 uomini con 100 cannoni e 6 carri armati medi e 70 leggeri.

Gli alleati invece potevano contare sul Generale Iven Mackay, che aveva sotto il suo comando:

  • 6ᵃ divisione australiana con circa 16000 uomini
  • 1˚ fuciliere del Northumberland Inglese
  • 104˚ (essex Yeomanry) Regiment
  • Royal horse artillery, armati di 16 pezzi da 25 libbre, 2 pezzi da 60 libbre , 8 pezzi da 5,5 libbre e altri 30 pezzi in parte della Royal Artillery.

I rifornimenti alleati provenivano dall’ex fortificazione italiana di confine Forte Capuzzo (occupata dalle forze britanniche in Dicembre 1940, dopo averla persa in Giugno per un contrattacco di una divisione delle MVSN)

La battaglia

La mattina del 3 gennaio 1941 le navi HMS Warspite, l’HMS Valiant, L’ HMS Barham insieme alle loro cacciatorpediniere iniziarono il bombardamento navale. Oltre 900 colpi furono esplosi prima della fine della giornata come appoggio all’attacco della fanteria.

L’artiglieria italiana aprì il fuoco alle 5:30 del mattino mentre le truppe alleate si avvicinavano ai reticolati. Vista l’inesperienza dei soldati australiani ,vi furono degli attimi di incertezza sul proseguimento della battaglia, ma eseguite le esplosioni sui reticolati tutto tornò come ai piani iniziali. Le truppe australiane in poco tempo riuscirono a impadronirsi di molte posizioni chiave e a creare 6 vie per i carri armati Matilda.

Alle ore 7:50 il 3˚ battaglione di fanteria australiano attaccò una serie di fortificazioni italiane nella roccia e per le 9:20 tutte le compagnie raggiunsero i propri obiettivi. Tuttavia l’attacco iniziale alle fortificazioni del 3˚ battaglione di fanteria italiano ebbe non pochi problemi. Gli italiani contrattaccarono con una dozzina di carri M13/40 e liberarono più di 500 prigionieri. Avanzarono verso sud fino ad incontrare la resistenza australiana munita di proiettili anti-carro.

A mezzogiorno furono fatti prigionieri oltre 6000 Italiani e una sola compagnia catturò più di 2000 soldati italiani e 60 ufficiali.

Alle 16:45 incominciò la battaglia per la presa del fortino sul promontorio meridionale della cittadina. A difesa gli italiani avevano due cannoni da 150 cm, due cannoni da medio calibro e altri 5 pezzi di vario calibro. Purtroppo la resistenza italiana non riuscì a fermare l’avanzata alleata (anche perché i pezzi da 150 erano puntati verso il mare e non utilizzabili in una battaglia terrestre) e fu fatta prigioniera l’intera guarnigione.

Nel pomeriggio il Generale Bergonzoli, altri ufficiali e altri 120 uomini s’incamminarono per Tobruk (distava 120km). Avevano intuito che la situazione era ormai irrimediabilmente compromessa.

Al contrario il Generale Giuseppe Tellera cercò invano di studiare un piano per la sua 10 armata per riconquistare Bardia ma anche lui decise alla fine di non intervenire. Effettivamente la battaglia era ormai persa.

Conquista di Bardia – 5 Gennaio 1941

La mattina del 5 Gennaio 1941 la 19 Brigata di fanteria australiana incominciò le operazioni finali per la presa della cittadina. Solamente 6 carri armati Matilda rimanevano operativi. I superstiti italiani tentarono l’impossibile per fermare i carri e riuscirono a contro attaccare ai fianchi. Molti italiani si arresero all’avvicinarsi dei carri, mentre altri spararono fino all’ ultimo colpo prima di morire.

La battaglia continuò senza più ordini chiari per gli italiani. Fino a quando il comandante della postazione 11, ferito, decise di abbassare la bandiera italiana e issare un fazzoletto bianco.

Scrisse così Gavin Long (giornalista e militare):

“Su un campo di battaglia dove le truppe italiane ottennero poco onore, gli ultimi a cedere appartenevano ad una guarnigione la cui lotta risoluta avrebbe fatto onore a qualsiasi esercito”.

Gavin Long

Circa 36.000 militari italiani furono catturati a Bardia, 44 ufficiali e 1659 soldati rimasero uccisi. Solo poche migliaia riuscirono a scappare a piedi verso Tobruk. Le perdite australiane furono di 130 uomini e 326 feriti, questo la dice lunga sulla preparazione e i mezzi per condurre la guerra per gli italiani.

Bardia, successivamente, divenne un’importantissima fonte d’ acqua. Grazie anche alle opere fasciste pre guerra, per portare acqua potabile non solo in questa altura desertica ma anche all’ importantissimo forte Capuzzo più a est. La vittoria conseguì la presa intera della cirenaica da parte degli alleati.

Le forze dell’asse rioccuparono Bardia grazie al temibile e innovativo generale Rommel nell’ aprile 1941 durante l’operazione “Sonnenblume”. Sempre nella primavera 1941 fu costruito dalle forze dell’asse un campo di prigionia.

Bardia nel 1942

Il 2 Gennaio 1942, Bardia, fu riconquistata dalla 2 divisione di fanteria sud africana, guidata dal Royal Durban Light Fanteria (fanteria motorizzata). Sostenuta da un reggimento di cavalleria neo-zelandese e dalla 2 divisione anti aerea sud- africana. Ci furono 160 perdite dei reggimenti sud- africani e l’operazione liberò 1150 prigionieri alleati catturando anche 8.500 italiani e tedeschi.

Fu successivamente riconquistata dalle forze italo/tedesche nel giugno del 1942 e abbandonata definitivamente dopo la battaglia di El- Elamein.

Fonti:

  • La prima offensiva britannica in Africa settentrionale (ottobre 1940- febbraio 1941)” Roma, esercito, corpo di stato maggiore. Ufficio storico.
  • “Storia dell’Italia nella guerra fascista”, di Giorgio Bocca
  • “Così sono trascorsi gli anni migliori” di Eno Santecchia
  • “La seconda guerra mondiale – fascicolo 24” di Enzo Biagi Fabbri editore
  • “L’ assedio di Bardia” di Ezio Murroni
  • Bardia: myth, Reality and the Heirs of Anzac, sydney UNSW press 2009
  • Tobruk 1942, Rommel and the defeat of the allies

Foto miniatura: https://www.lightphotos.net/photos/displayimage.php?album=111&pid=231

Foto copertina: https://ww2today.com/8th-january-1941-australians-herd-their-italian-prisoners

Foto scattata da un soldato tedesco all’ entrata di Bardia. Vista l’ uniforme estiva dei soldati io l’ ho datata nell’ aprile del 1941 o Giugno 1942.

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