Bengasi


Bengasi in arabo بنغازي‎ o Banghāzī è attualmente il secondo centro più popoloso dello stato. La città era anticamente un importante porto per il traffico di schiavi verso i mercati arabi finché gli stati europei,  alla fine della prima guerra mondiale, non si attivarono per l’ abolizione. 

Tripoli, Bengasi e Tobruch sono le città più grandi della colonia libica Italiana e furono i principali obiettivi alleati durante la campagna d’ Africa.

Bengasi nel 1911 e 1912

Conquista italiana della libia

Nel periodo dal 1911 al 1912 l’Italia decise di conquistare la Libia; ci si aspettava  grazie alla colonia Libica di avere più voce  nel contesto europeo e padronanza nel Mediterraneo.

Le popolazioni native non si assoggettarono senza problemi. Si opposero soprattutto le tribù e i Senussi che dal 1911, a metà circa degli anni 20, cercarono di contrastare l’occupante italiano attivamente, (insieme alle truppe Turche) nei primi anni, e passivamente tramite rivolte e sabotaggi negli anni 20.

Bengasi prima dell’occupazione italiana aveva circa 15000 abitanti, ed era una delle città chiave per l’andamento della guerra e l’ occupazione italiana.  Le forze navali erano sotto il comando del viceammiraglio Aubry e le truppe di terra sotto il comando del generale Ottavio Briccola.

La presa di Bengasi nel 1911

La mattina del 18 Ottobre 1911 la formazione italiana era così composta:

  • 4 e 63 Reggimento di fanteria “Cagliari” con circa 4000 uomini
  • Alcuni reparti del genio
  • Due batterie d’ artiglieria da montagna
  • Un battaglione di marinai con il compito dello sbarco imbarcati presso le corazzate “Vittorio Emanuele 2 “, “Regina Elena”. “Roma” e “Napoli” al comando del Generale Angelo Frank

La guarnigione Turca a difesa di Bengasi contava invece solamente su 450 uomini con il solo punto a favore di conoscere la città e sfruttare le mura esterne.

Gli Italiani, considerato il numero di truppe, alla mattina del 19 Ottobre 1911 intimarono la resa. I Turchi erano però  intenzionati a tenere l’importante città.

Alle 7:30 del mattino le corazzate aprirono il fuoco colpendo le fortificazioni turche di Berka, Castello e soprattutto la spiaggia della Giuliana, che era  il posto designato per lo sbarco delle truppe italiane. La spiaggia era caratterizzata da un tratto di dune lungo 1 km.

Prima che finisse il bombardamento, le truppe italiane verso le 08:50  approcciarono lo sbarco. I Turchi però si erano preparati e avevano costruito delle trincee mimetizzate e ben difese nelle sommità delle dune, rallentando così l’avanzata italiana. Il nemico era trincerato tra le dune fra il Sibbah e il lago salato.

 Il Generale Frank allora optò per la conquista della sommità di una duna ove esisteva un cimitero cristiano. Prontamente piazzò dei pezzi di artiglieria per sopprimere le resistenze turche annidiate nelle trincee. Gli italiani, però, non pensarono che le truppe turche avrebbero provato un contro attacco. 

Infatti furono accerchiati e dovettero abbandonare la posizione e perdere i cannoni.

Alle 15.30 del 18 Ottobre 1911 il restante delle truppe erano oramai sbarcate  così, per ordine del generale Ottavio Briccola, si decise per un accerchiamento: l’ avanzata e l’accerchiamento ebbe successo ma ad alti costi di vite umane. 

Nella mattinata del 19 Ottobre 1911 fu occupata tutta la città, ma la resistenza turca dell’entro terra ancora impegnava le truppe italiane. Nei giorni seguenti arrivarono in aiuto a Bengasi rinforzi del 6 e 68 reggimento di fanteria “Legnano”. 

Intanto, nelle vicinanze a Benina, (vedi aeroporto di Benina), un gran numero di nemici, compresi gli irregolari, si erano radunati e così la battaglia per Bengasi rimase ferma per tutta la durata della guerra. Con gli italiani nella città e gli irregolari fuori.

A questo si cercò di ovviare e resistere creando un unità mobile di artiglieria cammellata agli ordini del Generale Briccola.

A novembre 1911 la guerra nel settore di Bengasi era pressoché ferma, gli Italiani cercarono di fortificarsi il più possibile e di preparare un contro attacco. 

Un combattimento importante nel settore di Bengasi avvenne il 28 Novembre 1911, quando una pattuglia di cavalleria italiana in ricognizione cadde in una trappola araba. Questo provocò la battaglia e le spedizioni punitive nel villaggio di Koefia. Risultarono però inefficaci per gli italiani che dovettero ripiegare nell’ oasi adiacente, poi per Bengasi

Le piccole scaramucce continuarono dalla fine del 1911 fino a Marzo del 1912. Significativa  fu un’operazione del 9 e 10 Marzo 1912, in cui gli arabi cercarono di distruggere le fornicazioni costruite dagli Italiani nei mesi prima. Di risposta gli Italiani organizzarono un contro-attacco che portò il 12 Marzo 1912 alla battaglia dell’Oasi delle due Palme. La battaglia fu combattuta nella zona di Benina e arrecò un grave danno alle truppe turco-libiche con oltre 1000 morti.

Furono creati anche i primi campi di volo dell’aeronautica italiana, soprattutto a Tripoli  e Bengasi. L’aviazione appena nata, con i primi aerei e dirigibili, aiutava a delineare le offensive e fotografare le fortificazioni nemiche.

Nel 1911 si segnala la presenza dei carabinieri in Libia con il compito principale della sicurezza e prevenzione delle insurrezioni. Nella città di Bengasi vi erano inoltre la 2 divisione e le legioni di Roma e Cagliari arrivate nella piazza bengasina il 5 Novembre 1911.

Bengasi nel periodo 1915 – 1918

Con l’arrivo del primo conflitto mondiale non solo la guerra è europea, ma si sposta anche nei continenti dove c’erano le colonie. La Libia da qualche anno, nella parte costiera, italiana, si ritrovò a combattere.

Le tribù si unificarono e proclamarono la “Guerra santa”. Come scritto sul mio articolo di Bardia, numerosi sottomarini austriaci e tedeschi arrivarono nelle spiagge libiche per scaricare munizioni e armi (Vedi Bardia). Questo diede nuovo impulso alle tribù libiche e una maggiore incertezza per gli italiani. Essi inoltre videro, sotto il Generale Cadorna, smembrarsi le truppe da trasferire negli altopiani Veneto-Trentini.


L’ affondamento del “Letimbro”

Il 29 Luglio 1916 un sottomarino austriaco affondò, a 110 miglia dal porto di Bengasi, il piroscafo “Letimbro” che si dirigeva a Siracusa. Il Letimbro aveva a bordo 58 uomini di equipaggio, 150 passeggeri (civili) e poco più di 80 militari ammalati nelle operazioni in Libia.

Il Letimbro con il periscopio avvistò un sommergibile in emersione alle ore 7  e cercò subito di puntargli la poppa di fronte per offrire meno superficie possibile.

La battaglia incominciò al primo colpo di cannone sparato dal sommergibile, ove successivamente il piroscafo rispose con il suo unico pezzo da 57mm. Purtroppo il pezzo smise di funzionare nel bel mezzo della battaglia, e si decise di scappare a zig zag.

Vista la situazione e senza modo di difendersi, si decise di fermare i motori e alzare la bandiera bianca, ma un siluro passò a soli 25 mt dal piroscafo. I civili italiani in preda alla paura e per il sobbalzo delle esplosioni, si buttarono in acqua senza scialuppe e perirono in mezzo al mediterraneo. Mentre il disordine regnava su quel che rimaneva dell’imbarcazione, dei colpi furono diretti proprio alle scialuppe di salvataggio.

Era chiaro che per il comandante dell’u- boot non doveva sopravvivere nessuno. Oltre 50 colpi furono sparati contro il “Letimbro”, inoffensivo, affondandolo senza riserve. L’ accaduto scosse l’Europa e nonostante la guerra i vertici dell’impero austro-ungarico dovettero dare delle dichiarazioni in merito. Successivamente sembrò che il sottomarino non fosse austro-ungarico ma tedesco. 

La cosa sorprendente è che se fosse stato veramente tedesco, vorrebbe dire che effettuavano già azioni militari un mese prima della  dichiarazione di guerra all’ Italia. Perirono in totale 29 persone tra militari e civili.


Sempre nel 1916 viene costruita e aperta la stazione ferroviaria di Bengasi, faceva da capolinea alle tratte Bengasi-Barce e Bengasi-Soluch. Durante la prima guerra mondiale le ferrovie furono danneggiate da sabotaggi e imboscate. Tuttavia le reti ancora in funzione furono importantissime per il trasporto dei feriti e di viveri.

A dicembre 1917 arriva a Bengasi 104 squadriglia composta da velivoli Farman che si posizionò all’aeroporto di Benina. L’ unità servì per la riconquista della Libia nel periodo della ribellione dei senussi e per fotografare le difese e fare ricognizioni.

Bengasi negli anni 30

Dopo l’ennesima rivolta libica, ovvero quella dei Senussi degli anni 20, si decise un programma mirato a conquistare l’intera Libia. Gli Italiani riuscirono a conquistare quasi interamente la Libia con il periodo di massima estensione e tranquillità militare introno agli anni 30.

Conquistata la Libia, sorse il problema di dove mettere tutti gli oppositori al regime così dal 1930 al 1932, viene  istituita una località di confino fuori Bengasi: Benina. Qui furono rinchiusi, dopo la sentenza del tribunale speciale militare oltre 100 civili libici. Campi come questo sorsero in tutta la fascia costiera libica. Nel 1930 Bengasi era passata da circa 19000 abitanti prima dell’occupazione italiana a 31250 abitanti, di cui 7900 italiani, 20200 arabi musulmani, 3100 ebrei e 650 sudanesi.

Il Fascismo diede parecchia importanza alla ristrutturazione e all’ ampliamento della grande città colonica. Vediamo infatti a sud della città, oltre al quartiere Italiano, nuovi edifici tra cui il palazzo del governo e del governatore, tribunali (civili e militari), poste, scuole, alberghi, biblioteche, un teatro e perfino uno stadio.

Venne costruito addirittura un museo archeologico della Cirenaica sugli scavi effettuati nel periodo fascista a Cirene, forse il primo museo libico a riguardo dell’epoca. 

Si evinceva anche che il grande problema di Bengasi era  il porto che poteva ospitare navi con uno scafo non superiore ai 4,5 metri. Quindi le grandi navi militari e civili dovevano fermarsi a 2 km al largo del porto.

Viene sottolineato sul libro delle colonie Italiane, l’importanza del nuovo porto in costruzione (iniziato nel 1927), con fondali naturali di 8-13 metri. La città era collegata settimanalmente con il porto di Siracusa e ogni 15 giorni con Napoli, toccando Messina, Catania e Siracusa.


OMAR AL MUKHTAR

Nel 1931, precisamente l’undici settembre, Mukhtar venne avvistato da dei velivoli della regia aereonautica mentre cercava di scappare con i suoi uomini e fu  colpito più volte.

Venne catturato e portato a Bardia per poi finire nel carcere di Bengasi dove fu interrogato (o torturato), dal generale Graziani che manco la mano gli porse nonostante da buon guerrigliero Mukhtar cercò di porgergli.

Al palazzo Littorio di Bengasi il 15 Settembre 1931 all’ età di settant’anni venne accusato di 16 capi d’ accusa, tra cui resistenza, furti di bestiame ecc. Egli negò fino alla fine. Alle ore 20:00 fu presa la decisione: condanna a morte.

Egli implorò d’essere fucilato, ma a Soluch il 16 Settembre 1931, con la presenza di oltre 20000 Libici, venne impiccato come un ladro comune. Le sue ultime parole furono un versetto del corano, perché evidentemente la liberazione della Libia dall’ invasore italiano era per lui una vera guerra santa.

Mukhtar fu il principale leader della resistenza Bengasina per anni.

Bengasi in guerra: 1940

A fine anni 30 la Cirenaica era popolata da oltre 20000 coloni italiani, principalmente lungo la fascia costiera di Bengasi. La città nel 1939 contava il 35% di Italiani.

Nel 1941, con l’entrata in guerra dell’Italia da un anno, secondo delle stime del governo centrale, Bengasi arrivò a quasi 80000 abitanti a causa delle operazioni belliche nell’ aera Cirenaica.

La prima azione di guerra su Bengasi viene segnalata la sera del 16 Settembre 1940, quando alle 21:15 la scarsa difesa contraerea territoriale e le navi al porto, vengono messe in allarme per un bombardamento al vicino aeroporto di Benina. Circa all’ una di mattina del 17 Settembre, arrivarono gli aerei inglesi,  cui obiettivi erano le navi ormeggiate e il porto.

Non fu dato alcun allarme, la torpediniere “Cigno” aprì per prima il fuoco. Nonostante la tempestiva risposta del “Cigno”, I velivoli inglesi riuscirono a sganciare delle bombe sul porto e colpirono il piroscafo “Gloriastella” e la torpediniera “Cigno”.

Successivamente furono colpite la “Maria Eugenia” e il rimorchiatore “Salvatore primo”.

All’ alba del 17 Settembre 1940, alcune navi, fra cui la motonave “Francesco Barbaro” scortata dalla torpediniera “Cascino”, si diressero verso Tripoli. ma dopo  qualche minuto di navigazione la motonave “Francesco Barbaro” saltò a causa di una mina. 

Queste azioni inglesi, la dicono lunga sul livello di preparazione, controllo e contraerea italiana che non seppero contrastare attivamente 3 aerei e nemmeno controllare eventuali mine aldi fuori del porto.

Nell’anno 1940, Bengasi cominciava a presentarsi agli occhi degli alleati uno degli obiettivi militari da raggiungere. Bengasi, Tobruch, Derna e altri diventarono capisaldi di attacchi e contrattacchi per tutta la durata della campagna d’ africa.

Bengasi nel 1941

In questa situazione di guerra oramai mondiale, nessuno si poteva più sentire al sicuro, nemmeno i coloni italiani arrivati in Libia durante il fascismo. Il Sicilia nel 1941, la maggior parte dei profughi arrivava dalla Libia e Tunisia. Per lo più provenivano da Tripoli e Bengasi.

Il 1 febbraio 1941 gli italiani abbandonano Bengasi per evitare che le truppe qui dislocate finissero in una sacca. La città fu occupata dagli Inglesi per la prima volta il 6 Febbraio 1941.  Gli Italiani per contrastare l’avanzata inglese e per non  finire in una sacca, attaccarono le truppe inglesi lungo la strada Bengasi- Bedafomm. Nel corso dei combattimenti le truppe italiane persero 80 carri armati.


Crimini inglesi a Bengasi e in Cirenaica

Secondo gli archivi del Miniculpop, le truppe inglesi, per la maggior parte australiane, arrivate in città, si dedicarono a saccheggi, vere e proprie rapine e distruzione di proprietà italiane.

Per 58 giorni, fino all’ arrivo delle truppe italo-tedesche, la situazione descritta pare infernale. Case, negozi, uffici di amministrazione, palazzi vengono depredati di ogni cosa. Vi sono perfino casi di donne violentate da soldati inglesi ubriachi.

La distruzione e il saccheggio inglese arrivò perfino ai cimiteri, civili e militari e agli ospedali,  vennero avviati ai campi di concentramento soldati feriti anche in condizioni gravissime.

Anche verso i morti il rispetto era sconosciuto: la sottoscritta ha visto spogliare letteralmente due aviatori tedeschi, deceduti in seguito a combattimento aereo, dai soldati della RAF che li avevano trasportati nella camera mortuaria dell’ospedale…Tutta l’inumanità più brutale s’è sfogata il 2 aprile sulla città di Bengasi. Gli inglesi per 58 giorni hanno derubato i privati di averi mobili ed immobili…

Caterina Cortesani scrisse alla Croce Rossa Italiana

In Aprile 1941 grazie all’ arrivo del generale tedesco Rommel nel teatro africano, le truppe italiane furono supportate e aiutate daiTtedeschi, ribaltando apparentemente le sorti della guerra africana. Il 4 Aprile 1941 le truppe italo-tedesche entrarono a Bengasi per poi dirigersi a est in direzione di El Mechili.

Quando arrivarono trovarono la città in fiamme. Erano stati appiccati oltre 50 incendi in varie zone della città. I lampioni del lungomare, il mobilio degli alberghi e del palazzo del governo fu rubato e trasportato in Egitto grazie a dei piroscafi arrivati al porto. Gli Inglesi si macchiarono di innumerevoli crudeltà. 

Durante questi tragici eventi la popolazione Italiana lasciava Bengasi definitivamente per Tripoli. La strada lunga più di mille km, attraverso le rotabili militari, spesso diventava la loro tomba per colpa delle incursioni aree alleate.


Nel mese di Dicembre 1941 Rommel, vista la situazione difficile createsi a est (sul confine libico egiziano erano stati catturati 32000 soldati di cui 9000 tedeschi), aveva ordinato il ritiro delle restanti truppe in Cirenaica. Solo i reparti meccanizzati della Panzergruppe “Afrika “riuscirono a sfuggire.

In questa situazione fu evacuata nuovamente Bengasi il 24-25 Dicembre 1941, ma Rommel non si diede per vinto e due giorni dopo il 27 Dicembre 1941 contrattaccò a est di Agedabia.

Bengasi nel 1942

Ultimo anno di guerra per la città

Dal 18 Novembre 1941 la seconda contro-offensiva britannica riuscì a far arretrare l’ Afrika Korps e a conquistare l’ intera Cirenaica il giorno 30 Dicembre 1941.

L’ occupazione britannica ebbe una breve durata: con sorpresa Rommel, nonostante la ritirata avvenuta fino a quel momento, sferrò un attacco. Con una seconda offensiva, l’ Afrika-Korps, riconquistò Bengasi il 29 Gennaio 1942 facendo oltre 4000 prigionieri. 

Le truppe, successivamente alla presa di Bengasi, riconquistarono Derna e il 10 Febbraio 1942 arrivarono alle posizioni di Ain el Gazala vicino Tobruch. L’ offensiva riprese il 27 Maggio 1942 per la presa di Tobruch (Leggi su Bir Temrad)

Dopo la seconda battaglia di El Alamein, che durò dal 23 ottobre al 4 Novembre 1942, con la vittoria britannica, non si poté fare altro che ripiegare.

I resti delle truppe italo-tedesche dovettero ripiegare abbandonando Bengasi definitamente il 20 Novembre 1942 e arrivando 3 giorni dopo a Tripoli. Orami la guerra nel fronte libico era finita. 

Le truppe italo-tedesche si ritirarono fino in Tunisia ove il 12 Maggio 1943 terminò con la resa 230000 soldati (100000 tedeschi). In tutta la durata della guerra è stimato che Bengasi subì più di mille bombardamenti e quando gli inglesi la rioccuparono si trovarono con 85% della città distrutta o danneggiata.

Foto miniatura: https://marianna06.typepad.com

Foto copertina: MOXA – Centro Documentazione Memorie Coloniali
Biblioteca Coloniale A. Spina

Fonti:

  • “Storia della Guerra Italo-Turca 1911-1912” di Fabio Gramellini 2005.
  • “Le Fanterie di marina italiane” di Roma, Ufficio Storico della Marina Militare, 1988.
  • “La Marina nella Guerra Italo-Turca”, Roma, Ufficio Storico della Marina Militare di Mariano Gabriele 1998.
  • “Le Guerre Coloniali d’Italia” di V. Giglio-A. Ravenni 1935.
  • Enciclopedia Militare – Il Popolo d’Italia – Milano
  • Ministero degli Affari Esteri – M.A. Vitale – L’Italia in Africa – Serie storico-militare – Vol. 1 Avvenimenti Militari e Impiego – Africa Settentrionale (1911-1943). 1964
  • Enciclopedia Militare – Il Popolo d’Italia Vol. II
  • carabinieri.it
  • serracapriola.net
  • “I Reparti dell’aviazione italiana nella Grande Guerra, AM Ufficio Storico” di Roberto Gentilli e Paolo Varriale 1999
  • “L’Italia in Africa. L’opera dell’Aeronautica. Eritrea, Libia (1888-1932) Vol.1” di Vincenzo Lioy 1965
  •  La stazione ferroviaria di Bengasi, nella rivista mensile del Touring Club Italiano del 1916
  • “Ferrovie e stazioni nelle colonie italiane” di Stefano Maggi 2004
  • campifascisti.net
  • Enciclopedia italiana Treccani del 1930
  • “Migrando a Sud: coloni italiani in Tunisia, 1881-1939” di D. Melfa 2003
  • “Trent’anni di storia italiana 1915-1945” di Antonicelli 1961
  • Guida d’Italia: Possedimenti e colonie. Touring Club Italiano. Milano, 1929
  • congedatifolgore.com
  • Operazioni in Nord africa giorno per giorno
  • Ricordi di Angelo Nicosia e della sua famiglia durante la guerra.

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Soldatenkino (cinema del soldato) in Centro Bengasi. Era uno degli svaghi presenti in città durante le ore di riposo per i soldati tedeschi.

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Soldati tedeschi trasportano un pezzo anti-aereo per le vie di Bengasi.

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Un palazzo bombardato, Bengasi

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